La Cattedrale e il Bazaar: differenze tra le versioni

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{{Libro
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|Titolo = La Cattedrale e il Bazaar
|Titolo = La Cattedrale e il Bazaar
|Autore = Eric S. Raymond
|Autore = [http://www.catb.org/~esr/ Eric S. Raymond]
|Lingua = italiano
|Lingua = italiano
|Anno = 1998
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|Editore = [http://www.apogeonline.com/ Apogeo]
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|Traduzione = Bernardo Parrella
|Traduzione = Bernardo Parrella
|Lettura OnLine =[https://it.wikisource.org/wiki/La_cattedrale_e_il_bazaar Formato HTML]
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|Download =[https://www.apogeonline.com/libri/la-cattedrale-e-il-bazaar-eric-steven-raymond/ apogeo (previa registrazione) - Formato epub ]
|Download = ITA Formati [https://it.wikisource.org/wiki/La_cattedrale_e_il_bazaar Vari] - EN Formati [http://www.catb.org/~esr/writings/cathedral-bazaar/ Vari]
|Versione originale = [http://www.catb.org/~esr/writings/cathedral-bazaar/cathedral-bazaar/ The Cathedral and the Bazaar]
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|Descrizione = Quella che segue è la mia analisi di un progetto open source di successo, fetchmail, deliberatamente utilizzato come test specifico per la verifica di alcune sorprendenti teorie sullo sviluppo del software suggerite dalla storia di Linux. Le mie argomentazioni su tali teorie mettono a confronto due diversi stili di sviluppo, il modello “cattedrale” in voga in gran parte del mondo commerciale, opposto al modello “bazaar” del mondo Linux. Da qui passo poi a dimostrare come tali modelli derivino da premesse divergenti sulla natura dell'attività di debugging del software. Arrivo quindi a stabilire la validità dell'esperienza di Linux riguardo l'affermazione “Con molti occhi puntati addosso, ogni bug diventa una bazzecola”, per suggerire analogie produttive con altri sistemi di agenti indipendenti in grado di auto-correggersi, concludendo infine con una serie di riflessioni sulle implicazioni di queste analisi per il futuro del software.}}
|Licenza = [http://opencontent.org/openpub/ Open Publication License]
|Descrizione = Quella che segue è la mia analisi di un progetto open source di successo, fetchmail, deliberatamente utilizzato come test specifico per la verifica di alcune sorprendenti teorie sullo sviluppo del software suggerite dalla storia di Linux. Le mie argomentazioni su tali teorie mettono a confronto due diversi stili di sviluppo, il modello “cattedrale” in voga in gran parte del mondo commerciale, opposto al modello “bazaar” del mondo Linux. Da qui passo poi a dimostrare come tali modelli derivino da premesse divergenti sulla natura dell'attività di debugging del software. Arrivo quindi a stabilire la validità dell'esperienza di Linux riguardo l'affermazione “Con molti occhi puntati addosso, ogni bug diventa una bazzecola”, per suggerire analogie produttive con altri sistemi di agenti indipendenti in grado di auto-correggersi, concludendo infine con una serie di riflessioni sulle implicazioni di queste analisi per il futuro del software.
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[[Categoria:Libri]]
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Versione attuale delle 22:47, 13 set 2020

ND.jpg La Cattedrale e il Bazaar
Autore: Eric S. Raymond Traduzione: Bernardo Parrella
Lingua: italiano Versione originale: The Cathedral and the Bazaar
Pagine: - Lettura OnLine: Formato HTML
Anno: 1998 Download: ITA Formati Vari - EN Formati Vari
ISBN: 9788850318551 Pacchetto Debian: -
Editore: Apogeo Licenza: Open Publication License
Quella che segue è la mia analisi di un progetto open source di successo, fetchmail, deliberatamente utilizzato come test specifico per la verifica di alcune sorprendenti teorie sullo sviluppo del software suggerite dalla storia di Linux. Le mie argomentazioni su tali teorie mettono a confronto due diversi stili di sviluppo, il modello “cattedrale” in voga in gran parte del mondo commerciale, opposto al modello “bazaar” del mondo Linux. Da qui passo poi a dimostrare come tali modelli derivino da premesse divergenti sulla natura dell'attività di debugging del software. Arrivo quindi a stabilire la validità dell'esperienza di Linux riguardo l'affermazione “Con molti occhi puntati addosso, ogni bug diventa una bazzecola”, per suggerire analogie produttive con altri sistemi di agenti indipendenti in grado di auto-correggersi, concludendo infine con una serie di riflessioni sulle implicazioni di queste analisi per il futuro del software.